Come il microbioma abbia un ruolo anche nell’organismo delle api: le api avvoltoio

“Le api sono vespe che sono passate a uno stile di vita vegetariano, e la grande maggioranza delle api si nutre di polline e nettare. Alcune specie di api senza pungiglione, tuttavia, raccolgono anche carogne, e alcune sono completamente tornate a uno stile di vita necrofago, basandosi sulle carogne per le proteine e rinunciando del tutto alla visita dei fiori. Una specie poco conosciuta di ape tropicale ha evoluto un dente in più per mordere la carne e un intestino che ricorda più da vicino quello degli avvoltoi piuttosto che altre api”. Così esordisce la ricerca di un gruppo statunitense sulle “api avvoltoio”, del genere Trigona (1).

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FORMAZIONE e AGGIORNAMENTO: un processo continuo e dinamico necessario per ogni mestiere … compresa l’apicoltura

Articolo pubblicato sul numero di Ottobre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano

I mestieri, le professioni e le competenze sono un patrimonio personale che ognuno di noi costruisce negli anni, una formazione continua che si deve adattare sempre più velocemente ai cambiamenti che ci circondano.  La formazione, infatti, per essere davvero efficiente ed efficace, deve necessariamente restare al passo coi tempi per consentire ad ognuno di rimanere aggiornato sullo stato dell’arte e sulle evoluzioni tecniche e normative del settore in cui svolge la propria attività. Il continuo aggiornamento permette di conoscere il mercato, le tecniche, le problematiche, la concorrenza, le novità, le possibili collaborazioni e tutto ciò che serve per condurre la propria attività nel modo più proficuo possibile. Il tempo impiegato nella formazione, non può, e non deve, essere considerato come un’inutile perdita di tempo o solo come una spesa in più, ma piuttosto come vero e proprio valore aggiunto, un investimento per la propria crescita.

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APITERAPIA: i concetti di base

Nell’uomo ci sono tutte le forze che sono nella Terra e anche nell’universo: la Terra le riceve dall’universo e l’uomo dalla Terra. R. Steiner       

L’apiterapia è un concetto medico che si basa su tradizioni molto antiche. Pratica terapeutica plurimillenaria, che usa i prodotti dell’alveare come testimoniano numerose fonti storiche, riferite da vari e antichi documenti scritti, come ad esempio le tavolette d’argilla della civiltà mesopotamica, datate a partire dal 2700 aC. Nell’antico Egitto, dagli Esseni, miele e cera spesso uniti ad oli aromatizzati, venivano usati da parte dei sacerdoti, durante i diversi rituali, come dalla medicina indiana “ayurvedica”, cinese e altre medicine tradizionali. Essi hanno valorizzato ed utilizzato l’apiterapia, nella fattispecie con il miele, la cera e le larve delle api. Sappiamo anche che la prima moneta al mondo di cui si abbia notizia, apparteneva alla civiltà di Efeso, “antica grande città in Anatolia, odierna Turchia” del 4° secolo a.C., recava impressa un’ape come simbolo di solerzia.

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LEZIONE DI STRATEGIE DALLE API: non sempre piccolo è bello!

Gli scienziati hanno studiato attentamente la complessità di come i singoli organismi vivono e agiscono insieme in gruppi conosciuti come collettivi biologici. Nei “superorganismi” come le colonie di api, le interazioni dei singoli membri si sommano a beneficio dell’intera colonia. Come fanno le colonie a prendere decisioni di fronte a condizioni mutevoli o critiche?  Dei ricercatori dell’Università della California San Diego che studiano le api sociali hanno pubblicato una ricerca che indica che la dimensione della colonia è un fattore chiave. I risultati – guidati da ricercatori della Divisione di Scienze Biologiche e dell’Istituto per il Calcolo Neurale della UC San Diego, insieme a un ricercatore dell’Università Westfalia di Scienze Applicate in Germania – sono pubblicati il 10 novembre nel Journal of the Royal Society Interface (1).

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Quando le api scendono dall’Alpe Adria a Sacile.

Ovvero la vita dei mieli in piazza.

Una piccola Venezia sul miele, ecco cosa era Sacile, Città del Miele (1), in un sabato e una domenica di Ottobre. Una riscoperta dei mieli friulani (2) e delle prelibatezze della zona. Già da Sabato pomeriggio i bambini gridavano estasiati durante i racconti dei loro Maestri di Apicoltura, tra arnie e favi, le piccole api operaie e la grande regina. Le loro parole si scioglievano nel porticato del Comune, addobbato da piccola arena nei boschi.

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Quando un polline fa la differenza?!

Se è vero che nessun miele millefiori è uguale all’altro; se è vero che ogni miele di millefiori si caratterizza per aromi, sapori e colori in base alla biodiversità presente sul territorio; se è vero che l’agricoltura e le specie non autoctone influenzano le possibilità di raccolta dell’alveare…non dovremmo tenere in considerazione anche la canapa?

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COME TI CAMBIO LA VITA SOCIALE CON LE API!

Può una piccola ape avviare un processo di attenzione alla vita sociale? Sì che può! Lo dimostrano tante attività di apicoltori che hanno investito parte del profitto della loro Azienda nella azione verso soggetti deboli (ex detenuti, diversamente abili e tante persone con difficoltà di inserimento nel mondo del lavoro). Ora si aggiunge l’interessamento di un Comune Veneto, Tonezza del Cimone, nella catena delle azioni propulsive nella vita sociale, con un’iniziativa che sprona l’interesse verso la Natura e la biodiversità.

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Polline e probiotici: quando le interazioni possono essere benefiche.

Polline? Vade retro Satana. Certo che per un allergico al polline, mangiarlo è un po’ difficile da… mandare giù. Ma forse tra qualche tempo, potremo trovare nel banco frigo lo yogurt con il polline. La ricerca sui prodotti alimentari nuovi, sta spaziando verso una integrazione tra probiotici, lo yogurt o il kefir per esempio, e dei potenti prodotti naturali, per aggredire nuove platee di clienti attenti alle cure naturali.

Il polline è uno tra questi prodotti naturali. Certo, il miele e lo yogurt, accompagnato da mandorle o noci, potrebbe essere una soluzione economica e molto interessante, come spesso indichiamo da anni, ma la novità stuzzica e allora vediamo questa nuova proposta su cosa si basa.

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Perdita della biodiversità e rischi sulla nostra alimentazione

“Pensavo fosse uno stupido gioco a nascondino ma non riesco a trovarle. Dove sono?”

Le api, le farfalle, le vespe, i coleotteri, i pipistrelli, le mosche e i colibrì che distribuiscono il polline, vitale per la riproduzione di oltre il 75% delle colture alimentari e delle piante da fiore – tra cui il caffè, la colza e la maggior parte dei frutti – stanno visibilmente diminuendo in tutto il mondo, ma poco si sa delle conseguenze per le popolazioni umane e quelle animali.

La riduzione degli impollinatori potrebbe innescare un effetto domino su grande scala negli ecosistemi della Terra.  Uno studio pubblicato di recente su Nature Ecology & Evolution (1), indica almeno quattro cause che determinano il continuo declino degli impollinatori:

  1. Distruzione dell’ambiente (inteso come ecosistema) in cui gli impollinatori vivono,
  2. Declino della possibilità d’intervento nella gestione del territorio, che vede una riduzione dei pascoli e aumento delle monoculture,
  3. L’uso diffuso dei pesticidi,
  4. I cambiamenti climatici costanti, sebbene ancora oggi i dati sono limitati.
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A LEZIONE DAGLI APICOLTORI

“Smettete di tagliare il prato, non pavimentate il vialetto e abituatevi agli insetti nell’insalata” è la sintetica frase di un articolo apparso su THE CONVERSATION, un quotidiano on line rigorosamente britannico, scritto dalla dottoressa S. Maderson, dell’Aberystwyth University. È un articolo interessante perché mostra come gli apicoltori mostrino atteggiamenti molto positivi per la protezione della biodiversità e siano prudenti nella visione utilitaristica del “verde è bello”.

Quali sono i punti salienti che un apicoltore mostra di perseguire e promuovere?

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