Quando un polline fa la differenza?!

Se è vero che nessun miele millefiori è uguale all’altro; se è vero che ogni miele di millefiori si caratterizza per aromi, sapori e colori in base alla biodiversità presente sul territorio; se è vero che l’agricoltura e le specie non autoctone influenzano le possibilità di raccolta dell’alveare…non dovremmo tenere in considerazione anche la canapa?

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Polline e probiotici: quando le interazioni possono essere benefiche.

Polline? Vade retro Satana. Certo che per un allergico al polline, mangiarlo è un po’ difficile da… mandare giù. Ma forse tra qualche tempo, potremo trovare nel banco frigo lo yogurt con il polline. La ricerca sui prodotti alimentari nuovi, sta spaziando verso una integrazione tra probiotici, lo yogurt o il kefir per esempio, e dei potenti prodotti naturali, per aggredire nuove platee di clienti attenti alle cure naturali.

Il polline è uno tra questi prodotti naturali. Certo, il miele e lo yogurt, accompagnato da mandorle o noci, potrebbe essere una soluzione economica e molto interessante, come spesso indichiamo da anni, ma la novità stuzzica e allora vediamo questa nuova proposta su cosa si basa.

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Perdita della biodiversità e rischi sulla nostra alimentazione

“Pensavo fosse uno stupido gioco a nascondino ma non riesco a trovarle. Dove sono?”

Le api, le farfalle, le vespe, i coleotteri, i pipistrelli, le mosche e i colibrì che distribuiscono il polline, vitale per la riproduzione di oltre il 75% delle colture alimentari e delle piante da fiore – tra cui il caffè, la colza e la maggior parte dei frutti – stanno visibilmente diminuendo in tutto il mondo, ma poco si sa delle conseguenze per le popolazioni umane e quelle animali.

La riduzione degli impollinatori potrebbe innescare un effetto domino su grande scala negli ecosistemi della Terra.  Uno studio pubblicato di recente su Nature Ecology & Evolution (1), indica almeno quattro cause che determinano il continuo declino degli impollinatori:

  1. Distruzione dell’ambiente (inteso come ecosistema) in cui gli impollinatori vivono,
  2. Declino della possibilità d’intervento nella gestione del territorio, che vede una riduzione dei pascoli e aumento delle monoculture,
  3. L’uso diffuso dei pesticidi,
  4. I cambiamenti climatici costanti, sebbene ancora oggi i dati sono limitati.
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A LEZIONE DAGLI APICOLTORI

“Smettete di tagliare il prato, non pavimentate il vialetto e abituatevi agli insetti nell’insalata” è la sintetica frase di un articolo apparso su THE CONVERSATION, un quotidiano on line rigorosamente britannico, scritto dalla dottoressa S. Maderson, dell’Aberystwyth University. È un articolo interessante perché mostra come gli apicoltori mostrino atteggiamenti molto positivi per la protezione della biodiversità e siano prudenti nella visione utilitaristica del “verde è bello”.

Quali sono i punti salienti che un apicoltore mostra di perseguire e promuovere?

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LE API E IL CAFFE’

In un articolo pubblicato il 28 luglio sulla rivista Current Biology (1) i ricercatori hanno dimostrato che nutrire i bombi con caffeina le aiuta a ricordare meglio l’odore di un fiore specifico. In precedenza è stato dimostrato che ai bombi piace la caffeina e visitano più frequentemente i fiori con caffeina per ottenerla. Ma questo è il primo studio che dimostra che consumare caffeina nel loro nido li aiuta effettivamente a trovare certi fiori fuori dal nido.

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COSA SUCCEDE SE LE ENERGIE DI UN APICOLTORE SI UNISCONO A QUELLE DI UN MUSICISTA? Nasce il “Progetto Arnia”

La mia passione per le api ha voluto spingersi oltre, trasformando la natura in arte in un modo alquanto bizzarro. Raccogliere tutti i suoni prodotti dalle api con una particolare “ARNIA Espositiva da concerto “, tramite apparecchiature microfoniche, per poi essere tradotte in musica. Questa nuova visione è nata dalla mia passione per la musica e per le api e grazie alla preziosa collaborazione e condivisione del progetto con il maestro Francesco Cilione.

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VERDURA FUORI STAGIONE, BOMBI e PESTICIDI… UN MIX CHE PUO’ FAR PERDERE IL SONNO!

La vita in serra è una bella esperienza. La piantina nasce in un clima caldo o freddo, a seconda della sua necessità, trova una bella umidità per svilupparsi bene e la giusta quantità di luce. Beata lei, verrebbe da dire! E fortunati noi che ci troveremo i suoi frutti anche in periodi considerati impossibili. Fragole d’inverno e peperoni, zucchine e cetrioli come se fossimo d’estate. Poi basta mettere qualche buona quantità di bombi o api (magari selezionate, senza pungiglione o “a perdere”) e la produzione migliora.

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ANCHE LE API SI CURANO DA SOLE?

Quando ci guardiamo intorno, in una bella giornata di sole, diciamo in primavera inoltrata, la nostra gioia è vedere il mondo naturale in una luce bella e positiva. Oggi, alle soglie dell’inverno, sotto una pioggia sferzante e un vento impetuoso, ci domandiamo come facciano a resistere piante e animali a giornate così difficili. E se abbiamo le api, pensiamo a come esse vivano i malesseri “di stagione”. Ci avevano pensato anche gli scienziati da anni, studiando le capacità adattative di questi piccoli insetti: noi li vediamo singolarmente, con il loro piccolo corpicino e le ali, ma gli etologi ci insegnano che dobbiamo considerarle come le cellule del nostro corpo: un SUPERORGANISMO (1), da poco nominato OLOBIONTE.

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Le api: quando sono i batteri a farle sentire in famiglia

E’ il microbioma che permette alle api guardiane di riconoscere quelle della propria famiglia

Chissà quante volte, guardando un’arnia e vedendo il via vai delle api, ci siamo domandati: ma allora le api che sorvegliano l’ingresso come fanno a controllare questo movimento (1) che sembra casuale? D’autunno tutta questa attività è più modesta eppure ha la sua manifestazione clou al fiorire dell’edera, manna autunnale per le api e disastro per gli ultimi melari rimasti.

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IMPOLLINATORI UNITEVI!

L’attuale vitale agricoltura, con la sua voracità del suolo per incrementare le superproduzioni (beneficiando molto il primo mondo, quello del “benessere”-1), hanno ricadute sempre maggiori sulla natura. Quando si pensa che, da secoli di filosofia e conseguente pratica dell’Uomo dominatore della Natura, ci siamo impoveriti globalmente di specie vegetali e animali, viene da dubitare che la strada intrapresa sia la più sicura. Come riferisce l’ultima relazione FAO 2020, l’agricoltura consuma anche “sorella” acqua (dolce) per circa il 70%, ed è la maggiore fonte del suo inquinamento (1).

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