La dieta può cambiare la genetica? Api ed epigenetica

Spesso, parlando di diete alimentari (e sottolineo diete perché mi pare giunto il momento di sdoganare questo termine antico), viene chiesto se ciò che mangiamo possa modificare anche il nostro assetto genetico.

Cioè se scegliendo un particolare alimento rispetto ad un altro si attuino dei cambiamenti nel come le nostre cellule riescano a spegnere o accendere i loro geni; è questo uno dei tanti quesiti dell’epigenetica, campo della biologia che studia la variazione del comportamento di una cellula (o tessuto cellulare) rispetto ad una sua gemella o clone sottoposta a condizioni esterne diverse. La sua alimentazione è una delle possibili sorgenti di pressione a modificarsi, nonostante il suo DNA resti totalmente simile alla sua sorella o clone.

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LE API COME INSETTI BIO-INDICATORI: i risultati delle attività di biomonitoraggio in collaborazione all’azienda Ducati Motor Holding S.p.A.

Articolo pubblicato sul numero di aprile 2022 della rivista L’Apicoltore Italiano

Nell’ambito delle proprie attività di  monitoraggio ambientale, l’azienda  Ducati  Motor  Holding S.p.A ha sempre promosso un significativo impegno per la tutela delle biodiversità e per il rispetto  della salute pubblica. Nel 2016 l’azienda ha avviato un piano di monitoraggio ambientale che si avvale delle api come insetti “bio-indicatori”. Dal 2017 la realizzazione del progetto viene svolta in collaborazione con la Dott.ssa Tulini, Veterinario libero professionista e PhD in Sciente degli alimenti e Tossicologia Veterinaria. Il goal di maggiore interesse nel primo anno (2017) è rappresentato dall’individuazione del glifosate, erbicida applicato in azienda per il controllo delle piante infestanti, come principale causa dello spopolamento degli alveari che si era registrato in modo ciclico, con regolarità costante, negli anni precedenti. Tuttavia il percorso di indagine eco-tossicologica finanziato dalla Ducati, ha rivelato un basso impatto dei pesticidi nell’areale monitorato dagli alveari sentinella.

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20 maggio: Festa delle Api e della Apicoltura

Si stima che circa 10.000 persone abbiano i loro alveari in Slovenia, una nazione di poco più di due milioni di abitanti: Si tratta di ben 10 volte più apicoltori per abitante che in Spagna, il più grande produttore di miele in Europa.

L’amore della nazione alpina per le api risale al 18° secolo, quando lo sloveno Anton Janša (1734-1773) scrisse il primo manuale di apicoltura moderna. A quel tempo gran parte della Slovenia moderna faceva parte della provincia asburgica della Carniola, e l’imperatrice Maria Teresa nominò Janša come uno dei primi insegnanti della scuola di apicoltura nella capitale imperiale, Vienna.

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LA BIODIVERSITA’ FAVORISCE LA SOPRAVVIVENZA DEGLI IMPOLLINATORI

La rigogliosa gamma di fiori di un prato ha bisogno di un’intera falange di api per impollinarli, molto più delle api da miele e dei bombi che la maggior parte delle persone conosce, secondo un nuovo studio di un team di ricercatori tra cui l’entomologo Michael Roswell dell’Università del Maryland. Roswell ha contribuito a dimostrare che le api meno comuni sono molto più importanti per la salute dell’ecosistema di quanto documentato in precedenza.

Le ricerche precedenti sulle api come impollinatori tendevano a concentrarsi su piante specifiche – spesso colture – o su intere comunità di piante come se fossero una singola entità. Questo tendeva a enfatizzare eccessivamente il contributo delle api più comuni, soprattutto perché il 2% delle specie di api forniva l’80% dell’impollinazione nelle colture. Ma nessun lavoro precedente aveva posto la domanda fondamentale: Quante specie di impollinatori sono necessarie per impollinare tutte le specie in una data comunità di piante?

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L’alveare ed il sistema nervoso

Per Rudolf Steiner l’alveare rappresenta il capo, (la testa), e noi sappiamo che la testa, la parte più elevata al cielo, la parte spirituale, lavora sull’intero corpo, in questo caso l’intero alveare.

La regolazione degli scambi, la temperatura costante e la buona circolazione sono condizioni indispensabili per far compiere un buon lavoro alle api e all’uomo per avere delle buone digestioni. L’alveare è un ambiente protetto che racchiude il sistema nervoso dell’organismo ape. Un intervento esterno di disturbo o un trauma potrebbe non essere sopportato dalle api, da come funziona l’alveare, dipende lo sviluppo e l’evoluzione dell’ape stessa.    

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Le api nel mondo

Al mondo esistono circa 20.000 tipi diversi di api. Soltanto alcune fanno il miele. Le nostre api si chiamano api europee e producono miele.
L’ape più grande del mondo è quella che vive su un’isola dell’Indonesia che si trova sulla linea di Wallace, essa può raggiungere i 39 mm contro le dimensioni delle nostre api che arrivano ai 13 mm. La linea di Wallace è un confine immaginario che separa la regione asiatica da quella dell’Oceania, basato unicamente su elementi di tipo biologico e che prende il nome dal naturalista che, durante i suoi viaggi, notò una notevole diversità fra le specie animali e vegetali che stavano a nord o a sud di questa linea. Quest’ape è molto rara, l’ultimo avvistamento risale al 2019. Il suo nido è costruito con la resina delle piante, anziché con la cera. Emette un ronzio fortissimo, proporzionato alle sue dimensioni.

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Apicoltura Simbiotica, torniamo a stare con le api

Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano.

Volenti o nolenti siamo giunti ad un punto di rottura, dove a causa di eventi atmosferici sempre più estremi, come periodi di mancanza piogge che si prolungano per mesi, bombe d’acqua e gelate in piena fioritura, occorre ripensare il modo di stare con le api, in quanto bassissime produzioni, se non addirittura necessità di nutrizione, stanno rendendo sempre meno sostenibile da un punto di vista economico l’attività apistica. Un sistema quindi basato sulle quantità, in equilibrio fino a 5/6 anni fa, risulta essere oggi in forte difficoltà.

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Per la salute prodotti di qualità da un’apicoltura di qualità

Foto 1 (Paolo Fontana)

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano.

I prodotti dell’alveare hanno innumerevoli proprietà e possono essere molto utili per il nostro benessere. La qualità dei prodotti deve essere sempre garantita ma quando si parla di salute umana questa garanzia di qualità deve essere ancora maggiore. Non c’è dubbio che la qualità debba iniziare in apiario, tenendo conto sia gli aspetti ambientali che gestionali. Le api raccolgono il nettare, il polline, la propoli e l’acqua in un area del raggio di circa 3 km, anche se per la raccolta di polline possono spostarsi fino a 8-10 km. Questo significa che nei loro viaggi di bottinamento riescono a perlustrare un’area di circa 30 kmq.

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A LEZIONE DAGLI APICOLTORI

“Smettete di tagliare il prato, non pavimentate il vialetto e abituatevi agli insetti nell’insalata” è la sintetica frase di un articolo apparso su THE CONVERSATION, un quotidiano on line rigorosamente britannico, scritto dalla dottoressa S. Maderson, dell’Aberystwyth University. È un articolo interessante perché mostra come gli apicoltori mostrino atteggiamenti molto positivi per la protezione della biodiversità e siano prudenti nella visione utilitaristica del “verde è bello”.

Quali sono i punti salienti che un apicoltore mostra di perseguire e promuovere?

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