LA BIODIVERSITA’ FAVORISCE LA SOPRAVVIVENZA DEGLI IMPOLLINATORI

La rigogliosa gamma di fiori di un prato ha bisogno di un’intera falange di api per impollinarli, molto più delle api da miele e dei bombi che la maggior parte delle persone conosce, secondo un nuovo studio di un team di ricercatori tra cui l’entomologo Michael Roswell dell’Università del Maryland. Roswell ha contribuito a dimostrare che le api meno comuni sono molto più importanti per la salute dell’ecosistema di quanto documentato in precedenza.

Le ricerche precedenti sulle api come impollinatori tendevano a concentrarsi su piante specifiche – spesso colture – o su intere comunità di piante come se fossero una singola entità. Questo tendeva a enfatizzare eccessivamente il contributo delle api più comuni, soprattutto perché il 2% delle specie di api forniva l’80% dell’impollinazione nelle colture. Ma nessun lavoro precedente aveva posto la domanda fondamentale: Quante specie di impollinatori sono necessarie per impollinare tutte le specie in una data comunità di piante?

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Dal miele i nuovi computer

Come si sviluppa una nuova tecnologia partendo dal miele

Il miele potrebbe essere una soluzione dolce per sviluppare componenti ecologici per i computer neuromorfici, sistemi progettati per imitare i neuroni e le sinapsi che si trovano nel cervello umano. Salutato da alcuni come il futuro dell’informatica, i sistemi neuromorfici sono molto più veloci e usano molta meno energia dei computer tradizionali. Gli ingegneri della Washington State University hanno dimostrato un modo per renderli anche più organici. In uno studio pubblicato sul Journal of Physics D, i ricercatori mostrano che il miele può essere usato per fare un memristor, un componente simile a un transistor che può non solo elaborare ma anche immagazzinare dati in memoria.

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L’alveare ed il sistema nervoso

Per Rudolf Steiner l’alveare rappresenta il capo, (la testa), e noi sappiamo che la testa, la parte più elevata al cielo, la parte spirituale, lavora sull’intero corpo, in questo caso l’intero alveare.

La regolazione degli scambi, la temperatura costante e la buona circolazione sono condizioni indispensabili per far compiere un buon lavoro alle api e all’uomo per avere delle buone digestioni. L’alveare è un ambiente protetto che racchiude il sistema nervoso dell’organismo ape. Un intervento esterno di disturbo o un trauma potrebbe non essere sopportato dalle api, da come funziona l’alveare, dipende lo sviluppo e l’evoluzione dell’ape stessa.    

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Malva e propoli nelle preparazioni cosmetiche

La Malva appartiene alla famiglia delle Malvacee e simboleggia la calma, l’amore e la dolcezza.

E’ un’erba selvatica europea (sylvestris = di selva) che si trova lungo ruderi e muriccioli, ai bordi delle strade e cresce fino ad un’altitudine di 1400 Mt. Come dice anche il suo nome, che deriva dal greco malakòs (molle) e dal latino mollire ovvero calmare, la Malva contiene mucillagini che hanno proprietà emollienti ed antiinfiammatorie. E’ considerata da sempre come una pianta officinale omnimorba, poiché è in grado di dare sollievo a moltissimi problemi.

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Le api nel mondo

Al mondo esistono circa 20.000 tipi diversi di api. Soltanto alcune fanno il miele. Le nostre api si chiamano api europee e producono miele.
L’ape più grande del mondo è quella che vive su un’isola dell’Indonesia che si trova sulla linea di Wallace, essa può raggiungere i 39 mm contro le dimensioni delle nostre api che arrivano ai 13 mm. La linea di Wallace è un confine immaginario che separa la regione asiatica da quella dell’Oceania, basato unicamente su elementi di tipo biologico e che prende il nome dal naturalista che, durante i suoi viaggi, notò una notevole diversità fra le specie animali e vegetali che stavano a nord o a sud di questa linea. Quest’ape è molto rara, l’ultimo avvistamento risale al 2019. Il suo nido è costruito con la resina delle piante, anziché con la cera. Emette un ronzio fortissimo, proporzionato alle sue dimensioni.

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Apicoltura Simbiotica, torniamo a stare con le api

Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano.

Volenti o nolenti siamo giunti ad un punto di rottura, dove a causa di eventi atmosferici sempre più estremi, come periodi di mancanza piogge che si prolungano per mesi, bombe d’acqua e gelate in piena fioritura, occorre ripensare il modo di stare con le api, in quanto bassissime produzioni, se non addirittura necessità di nutrizione, stanno rendendo sempre meno sostenibile da un punto di vista economico l’attività apistica. Un sistema quindi basato sulle quantità, in equilibrio fino a 5/6 anni fa, risulta essere oggi in forte difficoltà.

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Per la salute prodotti di qualità da un’apicoltura di qualità

Foto 1 (Paolo Fontana)

Articolo pubblicato sul numero di novembre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano.

I prodotti dell’alveare hanno innumerevoli proprietà e possono essere molto utili per il nostro benessere. La qualità dei prodotti deve essere sempre garantita ma quando si parla di salute umana questa garanzia di qualità deve essere ancora maggiore. Non c’è dubbio che la qualità debba iniziare in apiario, tenendo conto sia gli aspetti ambientali che gestionali. Le api raccolgono il nettare, il polline, la propoli e l’acqua in un area del raggio di circa 3 km, anche se per la raccolta di polline possono spostarsi fino a 8-10 km. Questo significa che nei loro viaggi di bottinamento riescono a perlustrare un’area di circa 30 kmq.

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Come il microbioma abbia un ruolo anche nell’organismo delle api: le api avvoltoio

“Le api sono vespe che sono passate a uno stile di vita vegetariano, e la grande maggioranza delle api si nutre di polline e nettare. Alcune specie di api senza pungiglione, tuttavia, raccolgono anche carogne, e alcune sono completamente tornate a uno stile di vita necrofago, basandosi sulle carogne per le proteine e rinunciando del tutto alla visita dei fiori. Una specie poco conosciuta di ape tropicale ha evoluto un dente in più per mordere la carne e un intestino che ricorda più da vicino quello degli avvoltoi piuttosto che altre api”. Così esordisce la ricerca di un gruppo statunitense sulle “api avvoltoio”, del genere Trigona (1).

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LEZIONE DI STRATEGIE DALLE API: non sempre piccolo è bello!

Gli scienziati hanno studiato attentamente la complessità di come i singoli organismi vivono e agiscono insieme in gruppi conosciuti come collettivi biologici. Nei “superorganismi” come le colonie di api, le interazioni dei singoli membri si sommano a beneficio dell’intera colonia. Come fanno le colonie a prendere decisioni di fronte a condizioni mutevoli o critiche?  Dei ricercatori dell’Università della California San Diego che studiano le api sociali hanno pubblicato una ricerca che indica che la dimensione della colonia è un fattore chiave. I risultati – guidati da ricercatori della Divisione di Scienze Biologiche e dell’Istituto per il Calcolo Neurale della UC San Diego, insieme a un ricercatore dell’Università Westfalia di Scienze Applicate in Germania – sono pubblicati il 10 novembre nel Journal of the Royal Society Interface (1).

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