Apicoltura Simbiotica, torniamo a stare con le api

Articolo pubblicato sul numero di dicembre 2021 della rivista L’Apicoltore Italiano.

Volenti o nolenti siamo giunti ad un punto di rottura, dove a causa di eventi atmosferici sempre più estremi, come periodi di mancanza piogge che si prolungano per mesi, bombe d’acqua e gelate in piena fioritura, occorre ripensare il modo di stare con le api, in quanto bassissime produzioni, se non addirittura necessità di nutrizione, stanno rendendo sempre meno sostenibile da un punto di vista economico l’attività apistica. Un sistema quindi basato sulle quantità, in equilibrio fino a 5/6 anni fa, risulta essere oggi in forte difficoltà.

Dall’altra parte abbiamo l’apiterapia, che richiede prodotti dell’alveare di altissimo livello qualitativo. In attesa di una Pac diretta agli apicoltori, in virtù del servizio ecosistemico essenziale e irrinunciabile svolto dalle api, in assenza del quale perderemmo la biodiversità, occorre fare di necessità virtù, ovvero gestire la minaccia per poterla trasformare in opportunità. Se ci occorrono, e ci occorrono sempre più, prodotti dell’alveare di alta/altissima qualità, abbiamo la possibilità di rivedere il paradigma che fino ad oggi l’ha fatta da padrone, aggiustando il tiro sul modo di stare con le api, dall’areale di bottinatura, alla conduzione dell’arnia.

Come già detto, per far sì che le api ci possano offrire il meglio, occorre che loro stesse stiano in una condizione ottimale, e per questo che è necessario capire e comprendere l’importanza del loro microbiota intestinale. Pertanto, occorre introdurre in apicoltura il concetto disimbiotico”, dal greco, “che fa vita comune”, con il territorio in cui le api bottinano e dimorano, e con l’apicoltore che si prende cura di loro.

Per avere prodotti di altissima qualità, stiamo parlando di cera, propoli, pane delle api, miele, veleno, occorre che le api si trovino in uno stato di benessere ottimale, e questo è possibile solo grazie a quello di cui si nutrono, e di come decidiamo di stare con loro mediante una gestione dell’alveare minimale, possibile solo se si è lavorato a monte per metterle nelle condizioni ottimali, quelle dello stato di natura.

Ci preme inoltre annoverare fra i “prodotti” il Beehumming, ovvero il ronzio delle api, e la possibilità di fare Apiaromaterapia grazie ai profumi che saturano le arnie, ricchi di molecole volatili, che favoriscono il benessere del sistema respiratorio.

L’apicoltura simbiotica si prefigge lo scopo di mantenere alveari in salute, in quanto, come i mammiferi, anche gli apoidei, ospitano un microbiota intestinale altamente specializzato. Le attività metaboliche del microbiota dell’ape sono fondamentali per le interazioni simbiotiche nell’intestino e influenzano lo stato di salute dell’ospite in svariati modi.

Studi recenti hanno dimostrato che il microbioma dell’ape ha, per esempio, un ruolo centrale nella regolazione del metabolismo, nella funzione immunitaria, nella crescita e sviluppo e nella protezione contro i patogeni, per l’insetto stesso. Nello specifico, i batteri intestinali facilitano la disgregazione di composti alimentari refrattari o tossici, producono metaboliti che promuovono la crescita e la fisiologia dell’ospite e modulano le funzioni immunitarie dell’intestino così come di altri tessuti.

Inoltre, l’attività metabolica è alla base della produzione di energia e biomassa, con conseguente crescita batterica e occupazione di nicchie ecologiche che conferiscono resistenza contro i microbi patogeni.

Per tutte queste premesse, non sorprende che la perturbazione o distruzione del microbiota intestinale abbia effetti deleteri sulla salute delle api. In virtù del ruolo cardine giocato dal microbiota, è verosimile che l’aumento della mortalità delle api riscontrato negli ultimi anni, possa essere dovuto anche a squilibri della composizione del loro microbiota.

Possiamo considerare la dieta come uno, se non il principale, modulatore della composizione e dell’attività del microbiota intestinale tanto nell’ape come nell’essere umano.

L’ambiente, ovvero il tipo di pascolo, condiziona pertanto l’alveare, sia rispetto alla trasmissione dei patogeni, sia rispetto al mantenimento delle competenze immunitarie, in quanto un pascolo che non garantisce le condizioni ideali di polifloralità, abbasserà o comprometterà le competenze immunitarie dell’alveare.

Per questo occorre lavorare in simbiosi con la natura, dalla scelta dei pascoli, garantendo la massima biodiversità, per favorire il microbiota dell’ape, per far sì che possa offrirci il meglio. E solo un’ape in salute può offrirci prodotti di eccellenza per il nostro benessere. Attraverso il cibo i prodotti simbiotici migliorano il benessere dell’intestino, il nostro secondo cervello. Il biota della terra raggiunge quindi quello intestinale, influenzando positivamente la salute dell’uomo.

Benessere a nostro avviso significa anche indipendenza. Per questo si ritiene fondamentale ripristinare quel rapporto egalitario e di rispetto fra noi e l’ape, cercando di mettere le api nelle condizioni ottimali di habitat, arnia e metodo di conduzione, mirando a garantire loro quella diversità genetica e di espressione fenotipica necessaria affinché possano ritornare ad interagire in un determinato ambiente, costituendo un sistema autosufficiente e in equilibrio dinamico.

Solo così saremo veramente sicuri di avere “libere api in liberi prati” (Libero adattamento della frase “Libera Chiesa in Libero Stato” coniata da C. de Montalembert e pronunciata più volte da C. Benso di Cavour)

Referenze bibliografiche

a cura di Pino Fattori

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