Quando un polline fa la differenza?!

Se è vero che nessun miele millefiori è uguale all’altro; se è vero che ogni miele di millefiori si caratterizza per aromi, sapori e colori in base alla biodiversità presente sul territorio; se è vero che l’agricoltura e le specie non autoctone influenzano le possibilità di raccolta dell’alveare…non dovremmo tenere in considerazione anche la canapa?

Il polline e il nettare delle piante rappresentano le principali fonti alimentari per le api, nonché, le materie prime fondamentali per la produzione del miele. La raccolta e la lavorazione di queste materie prime sono eseguite da questi insetti in modo entusiasmante, esibendo un intricato schema di comportamento. Le varietà vegetali selezionate durante l’attività di foraggiamento da parte delle api, dipendono da specifiche esigenze nutrizionali del super organismo alveare e sono quindi strettamente legate alle caratteristiche del territorio e alle biodiversità locali. Le esigenze nutrizionali del super-organismo alveare inoltre, mutano in base al clima (alle stagioni) e al livello di antropizzazione del territorio: inquinamento, agricoltura intensiva (monoculture) e alterazione degli ecosistemi (ridotta biodiversità). Attualmente, a causa della compromissione del patrimonio naturalistico locale e all’introduzione di monoculture non autoctone, la produzione di miele di particolari e specifiche specie vegetali è considerata difficile e poco redditizia per la mancata corrispondenza tra i costi e i benefici di produzione, lasciando maggiore spazio nei supermercati per mieli millefiori di dubbia origine botanica e geografica. D’altra parte, come spesso accade nel mondo degli uomini, questa tendenza crea maggiore diffidenza nei confronti delle novità offerte dall’adattamento che, Madre Natura, raggiunge rapidamente ed autonomamente sotto l’influenza di stressors antropici (modificazione degli ecosistemi e delle biodiversità locali a fini commerciali). Negli ultimi anni si è sentito parlare spesso di miele di canapa, prodotto di successo e ottima fonte di guadagno per alcuni apicultori europei, americani…ma non italiani, perché sul territorio nazionale, il dibattito sulla qualità del prodotto e sulla sua possibile classificazione, è ancora acceso. La canapa infatti, come il luppolo (Humulus Lupulus, usato per la produzione di birra…), appartiene alla famiglia delle Cannabaceae, piante pollinifere non nettarifere, ad impollinazione anemofila (cioè che usa il vento e le correnti d’aria). La pianta pertanto non risulta particolarmente appetibile per le api che, secondo diversi studi condotti in India, in Africa, in Francia e in America, solo in particolari condizioni raccolgono pollini di cannabis (prevalentemente in autunno o in assenza di altre specie pollinifere) e sempre con basse concentrazioni (con % non superiori al 5%). In carenza di fonti pollinifere maggiormente interessanti infatti il polline di canapa resta per le api una fonte indispensabile di fondamentali principi nutritivi, in particolare di acidi grassi Ɯ3 e Ɯ6 (a. oleico, linoleico e linolenico, particolarmente abbondanti nei pollini di cannabaceae).

Il mancato riconoscimento di questo prodotto sul mercato nazionale è sicuramente legato all’estrema attenzione che gli italiani rivolgono alla qualità dei prodotti alimentari e al rispetto dei principi fondamentali alla base della sicurezza alimentare e all’organizzazione di questo settore commerciale. Al di là della scarsa appetibilità della canapa per le api, gli esperti italiani ritengono alcuni “mieli di canapa” non compatibili con la definizione di miele.

La direttiva 2001/110/CE riporta la definizione di miele quale: “sostanza dolce naturale che le api producono dal nettare di piante o dalle secrezioni provenienti da parti vive di piante o dalle sostanze secrete da insetti succhiatori, che si trovano su parti vive di piante, che esse bottinano, trasformano combinandole con sostanze specifiche proprie, depositano, disidratano, immagazzinano e lasciano maturare nei favi dell’alveare”. Alcuni dei mieli di canapa attualmente in commercio, infatti, non corrispondono al prodotto “miele” secondo la normativa vigente, in quanto ottenuti attraverso la lavorazione/trasformazione del miele con l’aggiunta di altri prodotti o mediante alimentazione artificiale degli alveari con integratori specifici. Tuttavia, tra questi “mieli di canapa” alcuni presentano effettivamente una percentuale pollinica e delle caratteristiche organolettiche peculiari, che meriterebbero una diversa considerazione da parte degli esperti del settore. Questa pianta infatti, originaria dell’Asia Centrale, è attualmente diffusa in tutto il mondo e ampiamente coltivata anche sul territorio nazionale a scopi commerciali e ricreativi (a discapito di altre specie vegetali autoctone, indipendentemente dal valore alimentare per le api e per altri insetti apoidei).

Non dovrebbe pertanto spaventare la presenza di questi pollini nel miele millefiori e anzi la presenza di percentuali interessanti e la relativa presenza di odori, sapori e colori caratteristici potrebbero essere piu attentamente valutati con l’obiettivo di classificare accuratamente un prodotto già in commercio, indipendentemente dalle critiche. Al fine di dimostrare l’emergente esigenza di inquadramento di un prodotto eclettico, diverso e variopinto, nel 2020 abbiamo avviato uno studio pilota con una delle aziende agricole italiane che oggi si dedicano alla coltivazione della canapa. Questa azienda, di cui non faremo il nome per ragioni di privacy, ha sede nel basso Lazio, più precisamente in provincia di Latina ed è (come tante altre in questo territorio) specializzata nella produzione del kiwi, giallo e verde. Tuttavia, da alcuni anni ormai, il proprietario è impegnato nella sostituzione del kiwi con la canapa che occupa attualmente otto ettari. Tre alveari sono stati collocati sul territorio a maggio dello scorso anno, ma, a causa del maltempo tra maggio e giugno 2020, i melari sono stati posizionati sui nidi solo nella seconda metà del mese di giugno e raccolti con poco miele ad ottobre.

Le analisi melisso-palinologiche, eseguite presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale Lazio & Toscana hanno permesso di evidenziare nel miele raccolto, la presenza di diverse specie botaniche autoctone tipiche del basso Lazio, più una piccola percentuale di canapa (inferiore al 5%). Tra le specie polliniche identificate, nessuna risultava dominante, mentre il polline di canapa si presentava sempre con concentrazioni comprese tra il 3 e il 5 %, tali quindi da poter definire questo particolare polline: “polline isolato importante”. Ricordiamo infatti che l’analisi melissopalinologica consiste nell’identificazione mediante mecroscopio (previo opportuno trattamento del campione), delle diverse specie polliniche presenti (nettarifere o non nettarifere), degli indicatori di melata e di altre sostanze di origine vegetale (es: elementi derivanti da funghi parassiti delle piante), tutti caratteristici del territorio di residenza delle api e tutti coinvolti nella creazione di specifiche caratteristiche organolettiche. Al fine di definire quanto più accuratamente e di distinguere finemente, mieli poliflora con diverse origini geografiche, l’abbondanza dei pollini identificati viene ordinata secondo 4 classi:

polline dominantepiù del 45%
polline di accompagnamentodal 16 al 45%
polline isolato importantedal 3 al 16%
pollini isolatomeno del 3%

Nel nostro piccolo studio amatoriale, il miele prodotto non ha presentato pollini dominanti, ma, la presenza di pollini di canapa inferiore al 5% corrisponde ad esempio ad un prodotto del tutto unico, caratterizzato da un retrogusto amaro e dall’intenso aroma di marijuana.

L’indagine relativa all’identificazione e alla quantificazione dei cannabinoidi non è stata al momento soddisfacente, in quanto gli attuali metodi analitici non standardizzati (data la mancanza di richieste non sperimentali) hanno fornito risultati poco chiari ed estremamente diversi secondo il laboratorio di esecuzione.

Lo studio pertanto è stato nuovamente impostato per l’anno in corso e le analisi sulle nuove produzioni verranno eseguite nell’autunno 2021. Con la speranza di ottenere anche quest’anno lo stesso risultato, vi invitiamo se interessati a contattarci per un assaggio e a supportare la nostra ideologia secondo la quale per Madre Terra nulla è impossibile…basta accettarlo.

a cura della dr.ssa Serena M.R.Tulini

Per maggiori informazioni consigliamo la seguente bibliografia digitale:

http://web.tiscali.it/mieleambiente/Melisso_qualitativa.htm

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