A LEZIONE DAGLI APICOLTORI

“Smettete di tagliare il prato, non pavimentate il vialetto e abituatevi agli insetti nell’insalata” è la sintetica frase di un articolo apparso su THE CONVERSATION, un quotidiano on line rigorosamente britannico, scritto dalla dottoressa S. Maderson, dell’Aberystwyth University. È un articolo interessante perché mostra come gli apicoltori mostrino atteggiamenti molto positivi per la protezione della biodiversità e siano prudenti nella visione utilitaristica del “verde è bello”.

Quali sono i punti salienti che un apicoltore mostra di perseguire e promuovere?

  • Di essere scatenati nel loro giardino,
  • Di essere capaci nel comprendere meglio il posto in cui vivono,
  • Nell’essere focalizzati nella conoscenza di nuove materie,
  • Di pensare globalmente ma agire localmente.

Il “giardino” dell’apicoltore mostra che il suo punto di vista è quello dell’ape: “Gli apicoltori riconoscono che un giardino disordinato è un paradiso per la fauna selvatica e consigliano di lasciare un po’ di casino nei nostri spazi esterni. Alcuni apicoltori mi hanno detto che hanno smesso del tutto di tagliare il prato” scrive la ricercatrice. Mi ci trovo perfettamente! Anche l’origine delle piante da portare nel proprio giardino può fare la differenza, poiché alcune sono trattate con potenti antiparassitari prima della vendita, per allungarne la vita sulla spalliera del supermarket. Idem per la plastificazione del giardino con erba o siepi sintetiche: l’apicoltore permette la crescita di piante spontanee e siepi che foraggino gli insetti, attirando così anche i loro predatori, in un cerchio naturale.

Il legame dell’apicoltore con il posto in cui vive o conduce le api è un’altra sua visione naturale: se conosci il posto da anni, sai il suo ciclo vitale, rafforzando il rapporto con esso, “sentendo” il luogo come parte di se. I fenomeni, soprattutto quelli legati al ciclo stagionale, incominciano ad essere più evidenti. Si osservano in tal modo che alcune fioriture cambiano la loro tempistica, diventando più o meno prolungate o che piante una volta presenti incominciano a essere soppiantate da altre. Certo, non occorre essere un apicoltore per notare ciò, ma “pensare come pensa un’ape” rende più sensibili ai nostri occhi questi cambiamenti.

L’apicoltore ama la natura in cui vive l’ape e cerca di approfondirne le conoscenze pratiche, anche a costo di prendere in mano testi, siano essi di botanica o di agricoltura biodinamica: non si finisce d’imparare con la natura. Alcuni approfondiscono le conoscenze di apiterapia, partecipano i webinar, ai corsi collaterali alle loro esperienze quotidiane. La cultura apre l’orizzonte ad altre osservazioni: Molte specie di api sono solitarie e hanno una gamma di foraggiamento più piccola. Comprendere le esigenze delle diverse specie può aiutare a far sì che l’ambiente sia sano per tutti gli impollinatori, non solo per le api. Aggiornare le proprie competenze permette di “vedere lungo”, sentire e comprendere che esistono alternative e cercarle. Tenere la mente aperta offre una soluzione al nostro modo di vivere l’oggi con prospettive future. Oltre che rallentare l’invecchiamento del nostro caro cervello!

La natura dell’osservazione della vita delle api permette di essere maggiormente critici verso i molti luoghi comuni: la dieta, intesa come modo di vita, ne viene scossa. “Se vogliamo vivere in un mondo che è buono per gli impollinatori, così come il resto di noi, sono necessari grandi cambiamenti nel nostro ambiente, e il nostro sistema alimentare. Questo è il motivo per cui molti apicoltori cambiano la loro dieta e la loro spesa, mangiando più verdure coltivate localmente che non sono trattate con pesticidi”. Semplice osservazione della ricercatrice, che permette di modificare ciò che siamo: “noi siamo ciò che mangiamo” scriveva Feuerbach nel 1800. Questi lenti cambiamenti (mangiare non è come prendere una medicina) portano a sopportare la presenza di un piccolo insetto nella verdura o nella frutta, nel vedere una foglia di insalata o di bietola mangiucchiata da qualche affamato predatore, cambiando la propensione alla spesa alimentare più naturale. La comprensione che se l’insetto è vitale lo siamo anche noi, ci deve permettere di entrare nell’armonia della natura.

a cura di dr. Piero Milella

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