Le api: quando sono i batteri a farle sentire in famiglia

E’ il microbioma che permette alle api guardiane di riconoscere quelle della propria famiglia

Chissà quante volte, guardando un’arnia e vedendo il via vai delle api, ci siamo domandati: ma allora le api che sorvegliano l’ingresso come fanno a controllare questo movimento (1) che sembra casuale? D’autunno tutta questa attività è più modesta eppure ha la sua manifestazione clou al fiorire dell’edera, manna autunnale per le api e disastro per gli ultimi melari rimasti.

Alla domanda che arrovellava da tempo molti apicoltori si rispondeva che era l’odore della famiglia a prodigarsi nel fare da lasciapassare: quelle di altre arnie, quindi altre famiglie, si differenzia da quella propria e zac! l’ape sentinella invita l’ape estranea a girare le ali. Poteva essere difficile nel farsi una idea dell’odore di famiglia, il feromone di famiglia; le api operaie sono tutte sorellastre, figlie di una madre (l’ape regina) ma di tanti padri quanti la regina ha potuto incontrare durante il volo nuziale. È l’odore di mamma regina che condiziona l’essere o il non-essere ape bottinatrice di una medesima arnia?

Non è certamente una domanda a cui un’ape possa sottrarsi: Per un’ape sociale da miele, poche cose sono più importanti del riconoscimento delle proprie compagne di nido. Distinguere altre di diversi nidi o un invasore può fare la differenza tra un alveare pieno di miele e un inverno triste e povero di riserve. Le api “estranee” infatti potrebbero essere attirate dall’odore del miele all’interno dell’arnia, e ben felici sarebbero nel portarselo via a poco a poco. È il fenomeno del saccheggio, vera bolgia in cui api predone superano le minime difficoltà d’ingresso in un nido poco presidiato e trafugano il dolce tesoro.

Quando in giro non ci sono fiori idonei per il nettare e c’è fame, le api non vanno per il sottile. Talvolta poi qualche ape “distratta”, di ritorno dal suo bottinamento (la raccolta cioè di nettare, polline o resine, se non di acqua), si infila in un’arnia non sua. Capita, ed è un fenomeno che si definisce “deriva” quando lo fanno in molte, perché si ricordano le coordinate solari di volo ma non trovano la loro arnia originale (succede se le arnie sono troppo vicine tra loro, oppure sono state spostaste). Se le padrone sono ben vigili e “informate”, fanno passare quelle con il bottino più interessante al momento e poi FUORI! E allora come fanno a riconoscersi? Una recente ricerca potrebbe aver dato la risposta a questo rovello, anche se per i non addetti alla entomologia potrebbe essere una domanda con poco senso.

Ricercatori dell’Università di Washington a St. Louis dimostrano che le api da miele si basano su indizi chimici legati alle loro comunità microbiche intestinali condivise, invece che sulla genetica, per identificare i membri della loro colonia.

Questo studio ha determinato che il particolare profilo dei composti chimici del rivestimento dell’ape (chiamata cuticola) dipende dal suo microbioma intestinale, cioè dai batteri che costituiscono la sua comunità microbica intestinale. Questa “flora intestinale” non è qualcosa di innato o genetico per l’ape presa singolarmente. Le api infatti condividono costantemente il cibo tra loro (fenomeno noto come trofallassi) e scambiano questo microbioma proprio all’interno della loro colonia; questa continua catena alimentare, che inizia con l’ape bottinatrice che arriva sul predellino dell’arnia e poi rigurgita il nettare ad una sua sorella e questa ad un’altra fino a deporlo nella celletta definitiva, induce la diffusione della flora batterica di ape in ape.

Prese singolarmente ed alimentate diversamente rispetto a quelle del proprio nido, le api non vengono riconosciute come sorellastre; questa ricerca vuole dimostrare che il microbioma è coinvolto nella biologia sociale di base delle api e non solo nella loro salute. Il microbioma è coinvolto nel modo in cui la colonia nel suo complesso funziona, mantenendo le difese del nido, piuttosto che le difese immunitarie all’interno di un individuo. Il microbioma influenza la comunicazione tra le api, conservando la “parentela”. Incrociando lo sviluppo di api in altri nidi, quindi con parziale differenza genetica, le api così allevate erano riconosciute sorelle, differentemente dalla loro origine. È il microbioma, bellezza!

autore: dr. Piero Milella

FONTI:

C. L. Vernier, et Al “The Gut Microbiome defines Social group Membership in Honeybee Colonies” Science Advances 2020.

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...